Il Colon Irritabile

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La sindrome del colon irritabile (conosciuta tra gli “addetti ai lavori” anche con il termine inglese di Inflammatory Bowel Syndrome o con il suo acronimo IBS) colpisce circa il 15-20% della popolazione adulta e rappresenta la patologia più comunemente diagnosticata negli ambulatori gastroenterologici, costituendo tra l’altro una delle cause più frequenti per cui un paziente si reca dal proprio medico curante.
L’IBS rientra nell’ambito delle cosiddette malattie “funzionali”, quindi patologie senza un’alterazione anatomica ben precisa e senza particolari riscontri diagnostici agli esami laboratoristici e strumentali; essa rappresenta appunto il disordine funzionale più comune dell’intestino e colpisce soprattutto il sesso femminile (70% dei pazienti sono donne).
Le cause che determinano questa patologia non sono chiare e potrebbero essere molteplici; nel corso degli anni sono stati ipotizzati diversi fattori causali, tra cui un ruolo non trascurabile potrebbe essere svolto dalla sfera emozionale e da eventuali eventi stressanti.
La diagnosi di “colon irritabile” viene attualmente posta in base ad alcuni criteri ben specifici, che sono un dolore addominale ricorrente o discomfort addominale, che può migliorare con la defecazione o insorgere assieme ad un cambiamento della frequenza delle evacuazioni o ad un cambiamento della forma delle feci.
Altri sintomi possono essere gonfiore addominale, urgenza defecatoria, senso di incompleto svuotamento, ma anche sintomi non intestinali come mal di testa, dolori lombari, sintomi urinari.
Studi epidemiologici su ampie fasce di popolazione hanno chiaramente evidenziato che almeno metà dei pazienti con IBS presentano sintomi ansioso-depressivi o hanno una preoccupazione eccessiva riguardo alla propria salute (ipocondria).
Tutto ciò ha un impatto sociale molto importante, sia per il singolo paziente, che percepisce un peggioramento della propria qualità sulla vita e che si trova a dover affrontare spese inaspettate per farmaci o altri prodotti da banco spesso inappropriati, sia per l’intera comunità, che deve sopperire ai costi di assenze lavorative talvolta prolungate.
Per tali motivazioni, dato anche l’incremento della frequenza di questa patologia e la sua complessità, il modo più adeguato per cercare di risolvere questa problematica è chiedere l’aiuto di uno specialista, che possa fornire adeguati chiarimenti attraverso un corretto inquadramento diagnostico e terapeutico.
dott.ssa Dimitra Zarifi
Specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva