Atrofia Vulvo Vaginale

L ‘Atrofia Vulvo Vaginale (AVV) o Sindrome Genitale della Menopausa (GSM) è una condizione cronica e progressiva che colpisce il benessere urogenitale, sessuale e relazionale del 50% della popolazione femminile in post menopausa. Secchezza vaginale, riduzione della lubrificazione, dispareunia e sintomi urinari sono i tratti che la caratterizzano. Obiettivo dello studio è comprendere quanta conoscenza abbiano dell’Atrofia Vulvo Vaginale le donne italiane in post menopausa e quale la loro relazione con il ginecologo. 1000 le donne reclutate, in menopausa da almeno un anno, tra i 45 e 75 anni e con la presenza di almeno uno dei sintomi da AVV.

Consapevolezza del significato della AVV:

Il 40% delle donne in post menopausa reperisce informazioni sull’ AVV dalla rete, il 20% dai giornali, il 20% con il passaparola e solo nel 17% dei casi attraverso il dialogo diretto con il medico, ginecologo o farmacista. Infatti solo nel 21% la diagnosi di AVV è medica.

 

Sintomi AVV ed impatto sulla qualità della vita:

Il sintomo più comune è la secchezza vaginale (78%), seguito dalla dispareunia (31%) e dall’irritazione vaginale (30%). Nel 58% dei casi l’insorgenza dei sintomi si manifesta nel periodo di post menopausa. L’irritazione vaginale (16%) è il sintomo più precoce, manifestandosi prima della conclamata menopausa; la secchezza (27%) e l’ipersensibilità tissutale (26%) si presentano invece all’inizio. Il dolore coitale è il sintomo peggio tollerato, presente ad inizio di menopausa (28%) o negli anni seguenti (23%). Nel 75% delle donne al momento dell’intervista la severità dei sintomi era simile o peggiorata rispetto al momento di insorgenza della stessa, in particolare la dispareunia (75%).

 

La AVV ha fatto sentire le donne invecchiate (45%), a disagio (37%), meno femminili (16%), frustrate (15%), ansiose (11%) e depresse nel 10%. Nel 47% dei casi ha indotto perdita di intimità sessuale (47%).

 

L’ AVV interferisce con la soddisfazione sessuale (74%) e la spontaneità (70%), con l’intimità (69%) e nella vita con il partner (66%). Del nostro campione chi ha un partner (81%) nell’85% dei casi coabitava con la persona. Il 75% era sessualmente attivo, il 33% ha dichiarato un calo del desiderio (30% nelle donne con partner e 49 % in quelle senza partner) in parte come risultato del dolore coitale.

 

Interazioni con figure specialistiche: Circa il 96% delle partecipanti contattano la figura medica (femminile nel 54%), il 91% si rivolge al ginecologo/ostetrica ed il 17% al medico di famiglia. Al sud rivolgersi al medico è più frequente che nelle isole o al nord est. Quasi i due terzi del campione (67%) ha discusso con il medico dei sintomi dell’AVV, in misura minore nelle isole (60%), di più nel nord est con il 75%. Tre quarti dei partecipanti (75%) si aspettava un’iniziativa da parte dei loro medici nel chiedere a riguardo della sintomatologia della menopausa, ma solo nell’11% dei casi questo si è verificato (8% al sud e 13% nel nord est), nel 41% se valutiamo le domande su attività sessuale. Secchezza vagino vulvare (62%) ed ipersensibilità cutanea e mucosa (76%) hanno spinto le donne a parlare con il professionista nei primi 6 mesi dalla loro comparsa. Le donne sono soddisfatte della gestione dei sintomi (70%), delle informazioni ricevute (67%) e per le opzioni di trattamento proposte (64%). Non ha contattato il professionista chi crede che la AVV sia espressione del naturale invecchiamento (36%), chi ha considerato i sintomi non così fastidiosi da contattare il medico (25%), e chi pensava che quei sintomi sarebbero scomparsi nel tempo  (24%)

 

 

Terapie AVV: Il 58% ha fatto uso di terapia per la menopausa, soprattutto le donne che hanno contattato gli specialisti per la sintomatologia (68% versus 36%) o a cui è stata fatta una diagnosi di AVV (94% VS 75%). I trattamenti utilizzati sono soprattutto vaginali senza necessità di prescrizione (nell’83% benzocaina e calendula), con prescrizione nel 3%. L’8% utilizza entrambi i prodotti, mentre 12% inizia usando prodotti da banco prima di parlare con il medico.
Il 40% abbandona la terapia perché non ha sollievo dai sintomi (23%), perché non considera il sintomo sufficientemente disturbante (22%), per la convinzione che i sintomi possano diminuire spontaneamente con il passare del tempo (15%), per modifica del sintomo vulvo vaginale (14%), per il costo dei prodotti (13%). Soddisfazione verso la terapia effettuata nel 60% per chi usa prodotti da banco, e nel 51% per chi ha usato terapia locale estrogenica.
Deterrenti per la terapia senza prescrizione sono le preoccupazioni di non efficacia (25.8%), dell’impatto sulla spontaneità sessuale (13.5%), del prezzo (11.4%), del limite del sollievo sul sintomo (10,8%), della gestione pratica della terapia (10.8%), degli effetti collaterali vaginali ( 11,7%) e della sicurezza a lungo termine ( 10,4%). Le terapie su prescrizione medica, invece, inducono preoccupazioni in merito a sicurezza a lungo termine (37.5%), esposizione ad ormoni (37.5%), loro effetti collaterali (34,4%), tumore al seno (28%). Dai dati italiani emerge ancora una scarsa consapevolezza della popolazione femminile in merito alla clinica dell’AVV. Trascorrono almeno sei mesi prima che la donna sintomatica si rivolga al professionista e chi lo fa ha maggiore consapevolezza dei sintomi ed approccio più rapido alla terapia. Le donne italiane rispetto a quelle europee prendono contatto maggiormente con i loro specialisti . L’Italia è uno dei paesi a più alto uso di trattamenti, dal momento che solo il 20% (contro 32% nello studio EuREvive) è alla prima terapia, ed il tasso di abbandono almeno una volta è il 20% (vs 23% in studio Eurevive). Obiettivi strategici devono prevedere un programma di educazione sociale per far conoscere l’ AVV alle donne in post menopausa ed allertare la categoria medica a comunicare con le pazienti per ascoltarle ed informarle, giungendo ad adeguate  diagnosi e terapie.
COMMENTO

Pregio dello studio è aver effettuato una raccolta dati analitica e ben divisa per temi di interesse su un cospicuo campione femminile interamente italiano. Manca, però, la differenziazione dei risultati in funzione del tipo di menopausa: infatti non vengono scorporate dal campione le donne in menopausa chirurgica o in menopausa precoce, due condizioni note per la modalità dirompente con cui i sintomi si presentano . Inoltre l’analisi dell’impatto dell’Atrofia Vulvo Vaginale sulla sessualità è scarna con solo cenni al calo del desiderio, che peraltro non viene distinto in pulsionale e  responsivo, e con completa assenza di indagine in merito agli effetti su eccitazione ed orgasmo . L’AVV è solo uno degli aspetti della menopausa che va aggiunto al variegato corredo sintomatologico da cui è caratterizzata. Perché non espandere pertanto l’indagine da una focalizzazione puntiforme su un unico sintomo (Atrofia Vulvo Vaginale) ad una visione macro che permetta di capire se ed in che modo i sintomi che caratterizzano la menopausa riescano a modificare la sessualità femminile italiana? Come vivono le donne in menopausa la masturbazione? Come si modificano le loro fantasie sessuali? La sessualità pre e post menopausa a confronto nelle donne italiane risulta essere un territorio ancora tutto da esplorare. Vista l’età di vita media della donna italiana, la quota di popolazione che vive il disagio di una condizione biologica ineludibile – la menopausa – è sempre maggiore. Indagarne più a fondo l’impatto sulla qualità di vita sessuale personale e di coppia significa avere strumenti per migliorare il benessere di un’ampia fascia di popolazione.

 

Lucia Calò

Ginecologa e consulente sessuale



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